Massimo Borracci, il ricordo affettuoso dei suoi atleti

0 di Jessica Mastroianni

Federica Turtoro: Massimo Boracci è stato l’allenatore più avversato dalle stelle della mia vita. La sua è stata una vita epica e probabilmente non riuscirò a pronunciare più di una sola frase senza sciogliermi in un fiume di lacrime. Come tutti i rapporti umani, il nostro morirà con noi, come deve. Speravo solo che ciò potesse accadere molto più tardi, e che questa sorta di elogio funebre potesse essere scritto da mani un po’ più rugose, consumate da altri anni di cloro. Non parlerò di quanto mi abbia insegnato nello sport in cui mi allenava e né di quanto lui fosse un grande nuotatore, ma parlerò di quanto la sua presenza rimarrà incisa nella mia persona.

Massimo era terribilmente testardo e goloso. Dio, non ci posso nemmeno pensare che con lui ho spento ben 5 candeline di compleanno e ora mi tocca farlo senza di lui, ma lo perdoniamo. Non perché fosse un figo soprannaturale o perché ha vissuto solo 77 anni e avrebbe dovuto viverne molti di più. Lo perdoniamo perché è una persona che amiamo, e quando si ama lo si deve fare incondizionatamente. Se fosse qua direbbe a tutti i suoi atleti di vivere con audacia, di mettercela tutta, di non accontentarci, e che per quanto le gambe siano importanti le gare si vincono di braccia. Massimo e il suo profumo di cloro saranno per sempre scolpiti nel mio cuore, lo sono dal primo giorno in cui è entrato con il suo sorriso dolce e le sue Vans sempre un po’ sporche, il quaderno ingiallito dal quale prendeva allenamenti terrificanti e la totale incapacità di nascondere ogni sua minima emozione. Ci direbbe anche di non pensarlo troppo spesso perché non avrebbe voluto vederci tristi. Ci avrebbe detto “Vivi bene, semplicemente vivi, io sarò al tuo fianco ad ogni passo”. Frasi fatte per lenire un po’ il macigno che sentiamo sul petto, per fermare le lacrime che rigano contemporaneamente le nostre guance rossastre e le nostre anime oggi un po’ più ammaccate.

Questi giorni sono stati insopportabili, ogni istante peggiore del precedente, continuavo a pensare di dover andare in piscina, chiedendomi cosa sarebbe successo, come mi sarei sentita ora che non ci sarà più a gridarci di entrare in acqua perché le due e mezza erano già passate o come mi sarei sentita quando, finita una gara, non troverò più i suoi occhi tanto piccoli o ancora che non avrei più sentito le sue gridate perché Angelo aveva combinato qualche casino. Tuttavia mi sono resa conto che io lo rivedrò ancora, lo rivedrò nella delicatezza di Alessia, nella voglia di migliorare di Carlo, nell’allegria di Chiara, nelle risate di Mariafrancesca, nell’educazione di Antonio, negli abbracci di Aurora, nella forza di Gaia, nella fedeltà di Benedetta, nelle serie con il laccio di Cristina, nella conoscenza di Riccardo, nelle battute di Giorgio, nella perseveranza di Leo, nella compostezza di Danila, nella gentilezza di Demis, nella brillantezza di Martina, negli abbracci di Gabriele, nella premura di Giulia, nel rispetto di Angelo, nell’intelligenza di Giulio, nella discrezione di Angelo Ventura e nella caparbietà di tutti coloro che non ho nominato. Lo vedrò nelle vasche della mia piscina. Lo vedrò per sempre nelle parole di Ciccio, nei gesti di Donatella, e negli occhi della persona più  gentile del mondo che è Niccolò. La prima persona a cui ho pensato quando mi hanno dato la notizia è stato proprio lui, mi sono preoccupata del rumore che ha fatto il suo cuore non appena ha saputo della morte del padre e delle lacrime della madre. Ti voglio un bene che nemmeno ti immagini, sei così buono e ami così tanto e così forte che non smetterai di farlo nemmeno dopo la morte di tuo padre.

C’è del coraggio nel continuare ad amare e tu sei un’urna di coraggio. Quando vai al pronto soccorso una delle prime cose che ti chiedono di fare è dare un voto al tuo dolore su una scala da uno a dieci. In base alla risposta decidono quali farmaci usare e con quale velocità somministrarteli. Oggi sento un grande terribile dieci, che mi colpisce con violenza ancora e ancora. Frida Kahlo diceva: “L’angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere.” La morte è anche vita e io non voglio immaginare Massimo in nessun disegno celeste che non sia mentre nuota o ride o mangia i dolci che ad ogni nostro compleanno andava prima di noi a mangiare. Il mio scrittore preferito dice che il dolore esige di essere vissuto, accoglietelo, lasciate che per un po’ laceri le vostre anime, prima di stare bene lasciate fare al dolore il suo corso naturale. C’è sempre tempo per vivere e ricordare.

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Giuseppe Richichi: Massimo, oggi siamo tutti qui per salutarti, un saluto momentaneo perché son convinto che la tua presenza non mancherà mai in ognuno di noi. Ti ringrazio per essere stato un pilastro nella mia vita, nonostante abbiamo condiviso solo 8 mesi.
Quest’anno abbiamo deciso di affidarci a te. Dalla prima chiamata con papà eri entusiasta di poterci allenare, ricordo ancora le prime considerazioni, non vedevi l’ora che cominciassimo con voi.
Sin da subito hai creduto in noi, hai visto del potenziale, hai progettato un futuro colmo di soddisfazioni, che sono il prodotto del duro lavoro. Ci hai formato come atleti, ci hai insegnato come si affronta l’allenamento, ci hai corretto quando è stato necessario, ci hai indirizzato verso la strada giusta.
Ma ci hai formato anche come persone. Ci hai insegnato che si cade per potersi rialzare, perché per stare in piedi bisogna imparare a cadere. Hai sempre detto la parola giusta nel momento giusto, non mi è mai mancata la pacca sulla spalla o un incoraggiamento, indipendentemente dal risultato.

Hai fatto rinascere in me la passione che avevo da bimbo per questo sport. Sei stato un padre, una guida, il mio allenatore. Perché un allenatore non è chi scrive il lavoro, ma chi ti prende per mano, in vasca e nella vita, e ti accompagna fino al traguardo. E tu lo hai sempre fatto con passione, con il sorriso e con un bene indecifrabile.

Non sono uno che promette cose grandi, perché le promesse vanno mantenute. Ma ti prometto che in vasca farò valere il tuo nome, ti renderò fiero di me. Grazie per tutto Massimo, ti voglio bene.

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Alessia Nosdeo: Salve, sono Alessia e vorrei non essere così preoccupata per questo elogio, non sono molto brava a riportare su carta le emozioni.
Ormai sono anni che nuoto, anni di piscine, anni di amicizie, di amore, di sacrificio, di impegno, ma soprattutto anni di allenatori cambiati. Massimo non mi ha insegnato a nuotare, ma mi ha insegnato l’arte dell’accettazione. Accettare una realtà spesso cruda, ma pur sempre realtà, una realtà che sinceramente ora fa veramente schifo. Insieme all’accettazione però mi ha fatto capire che di fronte al mondo si deve reagire con il sorriso. Un cantante in una canzone di cui nemmeno mi ricordo il titolo dice che il sorriso è il gesto più prezioso per piacere e farsi ricordare, ed ha così tanta ragione da spaventarmi, perché Massimo per me rimarrà sempre quell’allenatore un po’ paffuto con le guance rosse e il sorriso gigante che ti spingeva ad accettare le cose brutte e ti spronava a far vedere la parte migliore di te.

Sono infinitamente grata per il tempo che ho passato insieme a lui, seppur poco è stato denso di amore e soprattutto di acqua clorata, il tempo è capace di struggere la nostra giovinezza e trasformarla in vecchiaia, per convesso questa volta è stato un dono, e quando si dà un dono lo si fa proprio, come ho fatto io con la sua voce bassa e profonda.

Un pensiero va a una persona che oggi è tra di voi e sento il ritmo accelerato dei suoi battiti, che solitamente sono sempre calmi e pacati come lo è lui. In questi giorni di dolore mi ha detto che avrebbe voluto far veder al padre l’amore che ci lega, le cose belle vanno condivise, ma credo che vada fatto anche con quelle brutte. Il dolore ci unisce, ci rende forti, ci fa crescere però può distruggere. Fate sii che il suo insegnamento e il suo amore vi formi e non vi faccia diventare persone fredde e chiuse. Massimo non lo era per niente.

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Demis Lico e Massimo BorracciDemis Lico: Ciao Massimo, non sono molto bravo a scrivere ma ci voglio provare, dedicandoti questo piccolo pensiero per ringraziarti di tutto quello che hai fatto per me. Quando arrivai in squadra, il giorno della prima riunione a cui presi parte, mi facesti una domanda e mi chiedesti cosa fosse più importante per me tra vincere e partecipare; io, per sentito dire, risposi “partecipare” e tu subito mi sgridasti e mi dicesti testuali parole: ”L’importante è vincere”, trasmettendo in me passione e ancora più voglia di nuotare e migliorami. Sono passati ormai 4 anni da quella frase e me la ricordo come se fosse ieri; sono stati anni bellissimi, a volte con qualche rimpianto di uno o due secondi non cacciati, anche con qualche cazziata, ma mi sono divertito e ringrazio te e Ciccio, che ti ha aiutato in questo percorso, per aver creduto in me fin dall’inizio. Ciao Massimo ti voglio bene e ti porterò per sempre nel mio cuore.

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Massimo Borracci - Benedetta Gaetano

Benedetta Gaetano: Ciao a tutti, io sono Benedetta e purtroppo non sono molto brava a descrivere le mie emozioni, nonostante ciò spero di riuscire a trasmettervi quello che sto provando in questo momento difficile per tutti.
Tutto ha inizio nel 2017, quando per la prima volta ho incontrato te, Massimo. All’epoca ero una banalissima esordiente che non si era mai qualificata ad una finale regionale, ma tutto da quel momento in poi cambiò. Crescendo si iniziarono ad intravedere i primi risultati da parte di tutta la squadra ma anche da parte mia e, nonostante ci fossero stati dei momenti di difficoltà, tu eri sempre lì pronto a sfidarmi, incoraggiarmi e a spingermi a fare di più. Non mi hai formata solo da atleta, ma anche da donna quale sono diventata, facendomi ricredere delle mie insicurezze.

Arrivando ad oggi, a quest’anno, che credo sia stato uno dei più belli di questi cinque anni passati insieme, cinque anni di compleanni e dolci a non finire, cinque anni di allenamenti, sforzi, sacrifici, risate, pianti, delusioni e vittorie… quest’anno siamo riusciti a vincere la Coppa Brema, cosa impensabile per ognuno di noi tranne che per te, che fin dall’inizio hai voluto trasmetterci tutto il tuo sapere, perciò sono molto contenta che nel tuo ultimo anno abbia avuto la soddisfazione di vincere una delle più importanti manifestazioni in Italia e soprattutto per te.

Nel corso del tempo continuammo a migliorare fino ad arrivare all’ultimo meeting, quello di Palermo, purtroppo l’ultimo con te. In quei giorni abbiamo veramente mostrato chi siamo diventati: una grande squadra! Di certo non dimenticherò mai quel pomeriggio a fine gare nel momento in cui mi chiamasti per dirmi di venire a farti le foto al podio perché avevamo vinto ma ancora non lo sapeva nessuno. Ed è stato proprio quello il momento in cui ti scattai la foto che non avrei mai pensato sarebbe stata quella con la quale ti avrei ricordato per il resto della mia vita. Detto ciò non voglio dilungarmi troppo anche se ci sarebbero infinite cose da dire su di te. Quello che so per certo è che in tutti questi anni mi hai fatto da padre, da amico, da allenatore e non solo, adesso però mi si è aperta una grande ferita che avrà bisogno di molto tempo per rimarginarsi. GRAZIE INFINITE per quello che hai fatto per me e per quella che mi hai fatta diventare, ciao Mister ti voglio bene.

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Gabriele Muggeri e Massimo BorracciGabriele Muggeri: Ciao Massimo, con queste parole voglio dirti quello che non sono riuscito a dire in quattro anni: non mi poteva mai capitare un mister migliore di te perché non solo mi hai fatto crescere a livello sportivo, ma anche in quello mentale. Ti ringrazio per aver creduto in me quando non ci credeva nessuno. Ti ringrazio per i tuoi cazziatoni, perché è proprio con quelli che mi hanno fatto crescere. Voglio dirti anche grazie per avermi portato qui dove sono ora, perché senza di te non ci sarei riuscito. La cosa che mi sembra più strana sarà non rivederti più, però ti prometto una cosa: darò il massimo negli allenamenti per far sì che i tuoi sacrifici vengono ripagati. Concludo con il dirti che sei stato una delle persone più importanti della mia vita. Grazie per tutto, ti voglio bene mister.

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Martina Maglia e Massimo BorracciMartina Maglia: Ciao Massimo, non sono brava con le parole e non so nemmeno da dove iniziare. Però di una cosa sono certa: devo ringraziarti per tutto ciò che hai fatto per me in questi anni, mi sei sempre stato vicino in ogni situazione, eri il primo a credere in me prima ancora di me stessa. Ad ogni gara era sempre la stessa storia: io piangevo sempre, i 400 stile e i 200 dorso non li ho mai voluti fare, però tu sei sempre riuscito a convincermi. Mi ricordo che alle gare di Reggio, nel 2019, quando ero b2, dovevo fare il 200 dorso ma io non volevo, allora tu per convincermi mi hai presa in braccio e mi hai fatta sedere sulle tue gambe, poi hai iniziato uno dei tuoi soliti discorsi d’incoraggiamento e non so come sei riuscito a farmi fare quella gara. Ora però purtroppo tu non sei più qua e i tuoi discorsi d’incoraggiamento non ci saranno più. La cosa che mi mancherà di più di te sono le cazziate, soprattutto quelle dell’ultimo periodo, quando hai iniziato a vedere che non avevo più voglia di allenarmi. “Non sei più una bambina, cresci!”, questa è stata la frase che mi ha fatto più male, ma anche quella che è riuscita a farmi tirare fuori tutto e ogni giorno ho iniziato ad impegnarmi sempre di più per dimostrarti che non era così, io avevo voglia di farti vedere che infondo non sono così male. Ti ringrazio per aver creduto sempre in me, per avermi fatta crescere ogni giorno, ad ogni ostacolo che affrontavo c’eri tu ad aiutarmi, non mi hai mai lasciata da sola, ora però non è più così.

Ogni mattina e ogni pomeriggio quando arrivavo in piscina c’eri tu con il tuo sorriso ad accogliermi. Adesso la piscina senza di te è vuota, niente ha più senso. Ho pensato molte volte di lasciare il nuoto ma tu, insieme a Ciccio, sei sempre riuscito a convincermi e devo dire che hai fatto bene perché grazie a te ho ritrovato la mia strada. So di averti deluso tante volte ma stai sicuro che questa volta non sarà così, farò tutto il possibile per dimostrarti quanto valgo, ogni bracciata, ogni virata, ogni gara e ogni vittoria le dedicherò a te perché è tutto merito tuo se io sono arrivata fin qua e se sono quella che sono ora.

Ricordo benissimo il giorno in cui ho fatto il tempo per gli italiani: appena sono uscita dall’acqua eri là ad aspettarmi, l’emozione era tantissima, dopo qualche mese sarei andata a Riccione a fare gli Italiani, io? E’ stata un’esperienza fantastica che abbiamo vissuto insieme. Io ero emozionata, ma tu lo eri ancora più di me. Quando siamo arrivati, io sono entrata in acqua e mi sono accorta che ti hanno accerchiato un sacco di allenatori: erano felicissimi di vederti, di rivedere un campione, un amico, lì ho capito quanto sono stata fortunata ad averti conosciuto e ad averti avuto come allenatore. Poi, dopo aver finito il riscaldamento, sono uscita e tu mi hai abbracciata e mi hai detto “Mi raccomando, realizza il tuo sogno!”. Il giorno dopo è stato così.

Quando ci siamo conosciuti ero una bambina, avevo solo 8 anni. Ora sono cresciuta ma per te rimarrò sempre una bambina. Mi mancherà tutto di te, però so che sarai sempre con me o meglio con noi, ti rivedrò in ciascuno di noi, nei sorrisi, negli sforzi, nella voglia di andare avanti, in tutto, perché in questi anni sei riuscito a lasciare qualcosa in tutti noi e per questo ti ammiro moltissimo, oltre ad essere un grande allenatore eri un grande uomo. Ancora non riesco a realizzare che non ti vedrò più, in quest’ultimo mese ogni volta che entravo in piscina speravo di trovarti seduto sulla tua sedia ad aspettarci con il tuo quadernino pronto a scrivere un allenamento massacrante da farci fare, ma purtroppo dal 27 aprile non ti ho più visto. Quando Ciccio venerdì ci ha detto di uscire, pensavo, o meglio speravo, in una bella notizia, ma quando ho sentito pronunciare quelle parole non ho più capito niente, la mia mente si è scollegata, non riuscivo più a ragionare, da quel momento un vuoto totale, un vuoto incolmabile. Ti voglio bene Massimo, non ti dimenticherò mai!